L'ho pensato stamattina, dopo aver letto o sentito da qualche parte la notizia di cronaca: "portiere precipita da un palazzo di trenta mentri e si schianta sull'asfalto ignorato dai frettolosi passanti".
Quanti come me lo avranno pensato?
Eppure basta un niente per rientrare nella categoria. Può capitare a ciascuno di noi quando meno ce lo aspettiamo.
La notizia di questa mattina mi ha fatto ricordare un episodio di qualche giorno fa. Stavo passando con l'auto su una strada ad alto scorrimento del capoluogo con tutta la famigliola. Dietro una curva intravedo per un attimo questa scena: una giovane donna di colore distesa in terra sul bordo della strada e un ragazzo di colore in piedi a circa due metri di distanza. Rallento un attimo titubante ma la strada non consente soste immediate e proseguo. Mia moglie mi intima di fermarmi. Accosto ed entro in un passo privato.
"Vado a vedere che succede" mi dice lei.
"Ma guarda, si sarà sentita male e il suo uomo starà aspettando il 118".
"Tu sei cieco o non vuoi vedere l'evidenza" mi risponde.
"Che dici?"
"Dico che non può essere il quadretto che hai prospettato tu. La donna stava in terra in una posizione scomposta e l'uomo era distante. Se gli stava prestando soccorso sarebbe stato lì chinato su di lei, le avrebbe tenuto la mano, l'avrebbe sistemata. Invece stava in piedi, a distanza. Vado a vedere!"
Scende dall'auto e raggiunge i due.
"Cazzo, cazzo, cazzo..." dico io.
"Nuuuun si dice cazzo!!!" mi fa eco Sofia.
Mi sento una merdina perché sarei dovuto andare io, subito, senza tante manfrine. Scendo dall'auto ma con i pargoli dentro non la posso raggiungere. Da lontano li vedo. Mia moglie è chinata sulla donna che piange. L'uomo è sovraeccitato e sembra veramente incazzato. Non riesco a sentire cosa si dicono ma urla spesso e volentieri un "va via, deve andare via!" con grandi segni delle braccia. Comincio ad agitarmi perché il terzetto è pericolosamente a bordo strada con le auto che piombano sulla curva ad alta velocità e basterebbe un niente per essere investiti. Mia moglie lo tira un paio di volte verso l'interno perché il tipo è così agitato da finire in strada con il rischio di venire messo sotto. Comincio a bestemmiare come uno scaricatore di porto, incastrato in quella situazione; non potevo muovermi per paura che i bimbi scendessero dall'auto. Le urla del ragazzotto di colore fanno uscire di casa un signore sulla cinquantina. Prendo la palla al balzo e gli dico: "resti qui un attimo e mi dia un'occhiata ai pargoli". Mi precipito sul terzetto ma L. mi fa un cenno, quasi a voler dire che la situazione è sotto controllo. Il ragazzo non ce l'aveva con mia moglie ma con la compagna che lo aveva tradito con l'amico. Lei piangeva ("non lo avevo mai visto così!" sussurra), mentre mia moglie gli sistemava con un gesto materno i jeans a vita bassa quasi calati e la maglietta strappata dalla colluttazione che le davano un aspetto un po' osceno. I due erano venuti alle mani e lui l'aveva rincorsa per sfogare la sua rabbia. Lei si era difesa con le unghie e non in senso figurato. In tre minuti mia moglie è riuscita a calmare il ragazzotto, con un tono calmo e forte al tempo stesso. In quel momento l'ho invidiata per la sua capacità di riportare alla ragione quell'uomo, di consolare quella donna, di rimettere "le cose a posto", mentre io ero pronto a dare gas e premere sull'acceleratore, allontanandomi da una situazione potenzialmente fastidiosa.
"Adesso tornate a casa e discutete con calma e tu non usare le mani che picchiare non serve a nulla. Se la picchi sei un vigliacco perché tu sei più forte".
Il ragazzotto di colore sembrava mortificato.
"E' vero, l'ho tradito, ma io sono una donna libera. Lui non è il mio padrone".
"Allora te ne vai, io non ti voglio!" dice lui.
La donna si avvia verso casa seguita dall'uomo.
"Mi sono spaventato" dico io. "Pensavo ce l'avesse con te".
"No, era solo un po' incazzato ma l'ho fatto sentire un pezzo di merda per via delle botte e questo lo ha calmato".
Risaliamo anche noi la via a piedi. L'ometto che ha vigilato sui pargoli rientra in casa. Saliamo in auto e ripartiamo.
Dopo cento metri li vediamo.
Seduti tutti e due sul gradino di entrata di una vecchia casa.
Lui ha le mani sulla testa.
Lei gli sta seduta accanto.
Chissà come andrà a finire.
Però è bello ricevere degli insegnamenti da chi ci sta vicino. Soprattutto quando il nostro ego, la massima stima e considerazione che nutriamo per noi stessi ci impedisce a volte di vedere i nostri limiti e le nostre debolezze.
P.S. Mi è venuto in mente un episodio di quando eravamo ragazzi. Stavamo insieme da poco, io avevo 20 anni e lei 18. Stavamo andando in pizzeria quando ci sfrecciano di lato un ragazzino che scappava (avrà avuto 14 anni) e un poliziotto che lo inseguiva. Il poliziotto bloccò il ragazzino contro un muro e cominciò a picchiarlo. Lei cominciò a correre con la precisa intenzione di bastonare il poliziotto. All'epoca ero un buon velocista sui 100 metri e riuscii a raggiungerla e bloccarla prima che potesse mettere in pratica le sue intenzioni bellicose. Ricordo che si incazzò parecchio ed in pizzeria mi disse: "vuoi fare tanto il rivoluzionario ma tu sei reazionario dentro".
Eh... certe volte viene il sospetto anche a me.