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giovedì, 27 dicembre 2007

IL MIO 1973

No, dico io.. ma come cazzo ci vestivano i nostri genitori negli anni '70?
E quei capelli a caschetto?
Naaaaaa!!!!!!

militantecolcaschetto.jpg picture by ilmilitante


postato da: militante alle ore 12:33 | link | commenti (29)
categorie:
sabato, 22 dicembre 2007

Chi vive la propria vita senza avere attenzione per i particolari si perde molto. In termini di emozioni, sensazioni, riflessioni. Spesso significa vivere in un mondo autistico, dove gli altri esistono, sì, ma solo ed in funzione delle proprie esigenze e dei propri desideri ed egoismi. Tutto quello che non ci riguarda non conta. Inutile pensarci. Inutile e improduttivo perderci tempo. Non si percepisce che fuori dal nostro piccolo orticello c'è un mondo fatto di migliaia di vite e di storie che vanno avanti, più o meno faticosamente. E a volte queste persone entrano in contatto con la nostra vita. Spesso senza avere coscienza di questo. Entrano nella nostra vita per il solo fatto che noi le abbiamo osservate. Basta poco perchè questo avvenga. Basta, come dicevo, avere attenzione per i particolari, cogliere le sfumature, un gesto, uno sguardo. Ci colpiscono e stimolano la nostra riflessione o la nostra immaginazione. Io non sono mai stato bravo in questo. Mia moglie sì, capace di ricostruire storie di vita solo da pochi elementi, osservardo la gente, i comportamenti, le sfumature. E mentre io, avulso da tutto quello che mi sta intorno, magari sto pensando a cose banali tipo "devo lavare la macchina prima o poi che fa veramente schifo" lei osserva, fino al momento in cui mi chiede se avessi notato quella persona, quell'atteggiamento, ecc. ecc. e io le rispondo, inevitambilmente, che no, che non ho visto niente, che non ho notato niente, che nessuna di quelle persone mi era rimasta impressa, nessuno mi aveva colpito, niente, tabula rasa, solo una massa indistinta di persone senza sesso e senza età. Pensavo solo all'auto sporca da lavare. Prima o poi.
Ma ci sono situazioni in cui anche uno come me, disattento, distratto, chiuso nel suo mondo interiore con i suoi monologhi da flusso di coscienza, ci sono situazioni, dicevo, in cui anch'io riesco a percepire quello che succede intorno a me. Gioco forza che sia così perchè sono situazioni seriali, che si ripetono, ogni giorno e sempre le stesse. Situazioni che anche un cieco vedrebbe e sulle quali a quel punto è bello soffermarsi.
Mi viene in mente quel film in cui Bill Murray era costretto a vivere continuamente la stessa giornata. A forza di ripeterla si era affezionato alle persone che ogni giorno, inevitabilmente, incontrava. Erano diventate familiari. Una piccolissima porzione della mia giornata io, novello Bill Murray, la vivo in modo seriale. Tutti i giorni in modo quasi identico. Il tragitto da casa al lavoro. Ventidue chilometri. Venticinque minuti.
Accompagno i bimbi a scuola. Prima il più grande che fa la prima elementare. Dopo tre mesi di scuola mi sono accorto che l'anziano volontario che fa attraversare i bimbi sulle strisce pedonali è il mio vecchio allenatore, di quando giocavo a calcio nella squadra "giovanissimi" del paesello. Ieri mi sono fermato un attimo e l'ho salutato: "ehi mister!". E' così che i giocatori chiamano il proprio allenatore. Mister. Mi ha sorriso. E ho pensato a quella volta che mi chiamò e con tono solenne mi disse: "tu sei veloce e devi giocare in attacco. Come difensore sei sprecato". Ed io la prima cosa che pensai è che un terzino deve fare il terzino mica può inventarsi goleador. E in effetti di gol poi ne facevo davvero pochini.
Alla scuola materna incontro mamme che non conoscono che mi sorridono e mamme che conosco da una vita che abbassano la testa per non salutarmi.
Poi via, con la macchina. Accendo la radio, la musica mi fa compagnia.
Ore 8,15. Passo per C. e trovo l'anziano che si fuma la sigaretta in balcone. E' un classico. Primavera, estate, autunno o inverno lui è lì. A seconda della stagione può stare in canotta o con la giacca a vento da benzinaio ma lui c'è. A fumarsi la sua sigaretta mattutina. Chissà cosa penserò il giorno che, passando, non lo vedrò più. Saranno state le sigarette o la polmonite? Azz.. non mi sto improvvisando iettatore..
Ore 8,20. Alla fermata del pullman le solite facce. Con il tempo sono due quelle che mi hanno colpito. Una ragazza e un ragazzo. Giovanissimi ma sicuramente non studenti, che  a quell'ora sono già in classe. Ho concluso che vanno entrambi al lavoro. Sono carini, entrambi. Ho notato che stanno sempre agli antipodi. Lei all'inizio della pensilina e lui alla fine. In mezzo altra gente, come a fare da barriera protettiva agli sguardi furtivi che lui le indirizza. Passare lì tutti i giorni e percepire una situazione dopo aver annotato tanti piccoli tasselli da cogliere nei pochi secondi che il passaggio in auto mi concede. Secondo me lui è innamorato di lei e non trovo il coraggio di farsi avanti. A volte mi immagino di fermarmi al lato della strada, chiamarlo un attimo e dirgli: "dai, buttati. Magari ti perdi qualcosa di bello". Ma magari il coraggio prima o poi lo trova da solo.
8,25. Mi avvicino alla città. Frazione V.M. C'è una donna che incrocio sempre. Non so dove va. Quando sono in anticipo la vedo uscire di casa e avviarsi a piedi. Quando sono in orario la vedo a metà del rettilineo. Quando sono in ritardo la vedo alla fine della via. Quando sono in nettissimo ritardo non la vedo per niente. Cammina con passo incerto. E' questa la cosa che mi ha colpito. Come se fosse malata. E' lievemente scoordinata nei movimenti. Non sorride mai. Ha lo sguardo sempre rivolto verso il basso, forse per non incrociare lo sguardo degli automobilisti, forse per stare concentrata sulla strada e sulle insidie che il terreno può presentare. Ha sicuramente più di 50 anni, le piace vestirsi in modo curato, i capelli sempre a a posto. Come se l'ordine esteriore dovesse compensare in qualche modo un caos interiore causato dalla paura per una malattia o dalla solitudine.
8,30. Inizia la salita verso il centro città. E' ancora tutta campagna. D'estate, ai lati della strada, ci sono i campi di girasole che amo. Ora c'è solo terreno mosso dall'aratro ma il cielo limpido ed il sole di questa mattina gettavano sulla campagna riflessi giallo-oro. Mi sono immaginato i girasoli mentre Blunt canta alla radio la sua ultima hit.
8,35. Entro in ufficio. Apro la finestra ed il gobbetto è sempre lì che mi dà le spalle.
Oggi mi godrò un sabato di solitudine lavorativa.


postato da: militante alle ore 08:50 | link | commenti (24)
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domenica, 16 dicembre 2007

FRAMMENTI ROMANI... UNA SETTIMANA DOPO.

L'anziana barbona incontrata tra Termini e Piazza Esedra. Tutta concentrata a leggere "Repubblica". Barbona di estrazione borghese..

In fila al deposito bagagli delle stazione Termini e fischiettare la canzoncina pop dei Maroon Five insieme al coatto addetto al ritiro bagaglio.

Nella carrozza della metro, direzione Laurentina, l'artistoide aspirante scrittore, con "le physique du role" (con l'accento circonflesso sulla O sia chiaro) da bohémien un po' maledetto, che scruta attentamente i passeggeri, noi compresi e prende poi appunti sul suo quadernetto, in preda ad un raptus creativo. E scesi dalla metro si rivolge a noi e ci chiede: "dove si va per la fiera dell'editoria?".

Nel Palazzo delle Esposizioni, perdersi per ore tra le stanze dedicate alla mostra sul grande Kubrick. La voglia matta di mettermi in testa l'elmetto di Mattew Modine in "Full Metal Jacket". Born to kill.
Sfogliare la fotocopia della sceneggiatura di "Shining". Il mattino ha l'oro in bocca.

Restare freddo di fronte alle opere del celebrato Mark Rothko.

Il piacere di incontrare di nuovo zaky e il suo compagno, (amica blogger dai tempi del militante quasi quarantenne ) e presentarli a L.

Assistere in diretta allo scatto di questa foto.

Alla fiera del libro. Fermarmi allo stand di questa casa editrice, per comprare questo libro. Chiedere il prezzo al ragazzo di fronte. Il quale girandosi verso una ragazza dello stand gli domanda: "che prezzo gli facciamo?". E lei  dopo avermi gettato un'occhiata e aver intuito l'animo sovversivo del militante dice: "uhm... facciamo dieci euro!". Sconti personalizzati decisi al momento. Fico.

Il ristorantino arabo-romano alla Garbatella consigliato da Zaky. Il piacere di vedere una tavolata di varie generazioni "de romani de' Roma" dai bisnonni ai pronipoti.  

Colazione all'hotel. Arrivare quattro minuti prima della chiusura del servizio. E leggere un vaffanculo vagante tra i pensieri della ventenne stronzetta addetta al servizio. Compensare il senso di fastidio facendo il pieno con tre cornetti alla crema.

Un pensiero a tutti i blogger residenti nella capitale, amici vecchi e nuovi, in ordine sparso: ataru, noeyalin, aivlissilvia, giotto81, aliceassassina, amanitha, basstest, beat, emmeian, figliodinessuno, misiek, philipdick, smokecity, tostoini, spero di non aver dimenticato qualcuno.


postato da: militante alle ore 15:53 | link | commenti (30)
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